Storie di vita

Pupazzo di neve generoso

Di Boba Slobodanka Olar Bosio – ecogioielli, teatro-danza, arti visive

La neve così bianca in realtà è piena di sfumature tra luci e ombre, nasconde una miriade di contrasti. La neve chiude il cerchio della natura che sta andando per poi rinascere di nuovo. E, quando cade silenziosamente, cancella tutto, copre le case, le strade, gli spogli alberi, rende tutto magico, irreale, sognante e cancella anche un po’ i nostri ricordi…
Per me la neve e una forza rigenerante, un dono, ci ricorda di tornare al nostro silenzio interiore… La neve ricorda che il tempo passa per tutti, e poi ci regala la speranza: il gioco, la gioia dei bambini, la luce, il fuoco e i festosi pensieri in attesa del Natale. Questo anno la neve a Vicenza e caduta per un giorno. I fiocchi danzavano nella notte, per stupirci la mattina con una bella e candida coperta senza stancarsi fino a mezzogiorno.
Appena smesso di nevicare, mi preparavo per realizzare un pupazzo a regola d’arte. Ero entusiasta, in un attimo le rotte della biosfera trasformavano neve in pioggia. Da ragazza pensavo che il miglior modo di passare l’inverno fosse identificarsi con un orso, stare in una calda e tranquilla tana dimenticata dal mondo, in attesa di primavera.
Fin oggi, anche se preferisco stagioni calde, mi piace passare l’inverno in una casa nel bosco illuminata del fuoco nel camino, dai sorrisi e dalla luce delle candele, abbracciare una calda tazza di te, i libri e i profumi rigeneranti in un ambiente pieno d’amore.
E fuori, tutto bianco e gelido, dove animaletti curiosi girano intorno a una bella compagnia di pupazzi fantasiosi, fatti da me. Sono silenziosi e immobili, pero sono sicura che di notte si animano, ballano e gioiscono.
Farei oggi, anzi faccio anche oggi, gli stessi giochi della mia infanzia, ricollegandomi alla mia bambina interiore che è il nostro più grande tesoro. Come poi resistere a non lanciare una palla di neve con gli amici e a tuffarsi a fare l’angelo? Mi ricordo gare di slittino e, se mancavano quelle vere di legno, qualsiasi materiale come gomme, cartoni, coperchi di plastica, andavano bene, bastava che scivolassero; e poi la scoperta delle tracce degli animali, un’avventura sempre affascinante ed emozionante.
Pattinavo sul fiume Tamis senza pattini, se gli inverni erano rigidi, con tanta paura di finire dentro il fiume… Con tanto entusiasmo avevo espresso il desiderio per il pattinaggio artistico al palazzetto, però il posto più vicino era a Belgrado, a 20 km dal mio paese, e per la mia mamma era troppo impegnativo, cosi mi accontentavo con le lezioni di danza vicino a casa.
Da bambina ascoltavo le favole nel magico ritmo della lingua russa, dove la neve segnava ogni destino; quello dei piccoli, come le avventure di Gerda per trovare Key di Andersen. Poi, crescendo, anche quelle dei grandi come Puskin che sconvolge la vita di una fanciulla in una tempesta di neve, oppure quella di Ana Karenina che, tra i turbinii di una nevicata, scopre la sua passione per Vronski.
Cosi il pattinaggio sul ghiaccio è rimasto il mio sport invernale preferito, una poesia dei sensi, di espressioni e capacita fisiche, sulle ali della musica. Aspettavo le olimpiadi soltanto per vedere le coreografie, le esibizioni, i costumi dei pattinatori e la magica fantasia dell’apertura. E come in un sogno nel 2006, ho partecipato con una compagnia teatrale alla chiusura dei giochi olimpici di Torino nel mezzo dello spettacolo pirotecnico, circondata dalle fiamme, ed è stata un’esperienza indimenticabile per tutti i sensi.
Nella mia memoria è rimasto vivido uno spettacolo televisivo dal titolo FIRE&ICE che già dalle prime prime scene catturava la mia attenzione. Un pianeta coperto di cristalli e distese ghiacciate in un universo buio, il tutto accompagnato dalla splendida musica di Carl Davis.
L’occhio del viaggiatore lo sorvola come una sonda e all’improvviso si trova davanti a un cratere rosso ed infuocato. La cinepresa porta lo spettatore nella profondità, scoprendo il mondo opposto, fatto dal fuoco. Fin dall’inizio sembravano un vero vulcano le idee del coreografo Graeme Murphy.
Storia semplice, fatta in modo straordinario con finale triste, ma aperto a una nuova speranza, dove Dean, che apparteneva al mondo del fuoco, incontra e si innamora di Jane che fa parte del mondo ghiacciato. Interpretati dalla coppia britannica Jayne Torvill e Cristopher Dean, famosi ballerini sul ghiaccio, campioni europei olimpici mondiali alle Olimpiadi di Sarajevo 1984 in Yugoslavia, lì dove vinsero l’oro con il punteggio più alto di tutti i tempi…
Erano speciali proprio come la stessa Sarajevo, dove la notte prima dell’apertura la neve cadde in abbondanza nel primo stato comunista nella storia dei giochi invernali.
Poi… poi fu la guerra e la neve coprirà i campi di battaglia. Come la neve ha il dono di rendere tutto bello e puro, cosi noi stessi dobbiamo trovare l’innocenza e la bellezza della nostra anima innata.
James Hilman scrisse “ La paura del silenzio è la paura della pienezza ”. Penso che oggi sia indispensabile prendere il coraggio di trovare il codice della nostra anima <3

Credo che le storie semplici per bambini ci ricordino di cose che noi adulti abbiamo dimenticato...

“ Il sole emetteva tanti raggi caldi che avvolgevano il pupazzo di neve. Oh, come si sentiva bene. I raggi lo penetravano e lui si faceva piccolo, piccolo. Si trasformava in mille tenui rivoli di acqua che inumidivano la terra e la preparavano alla primavera. Quando più tardi Marta e Matteo corsero in giardino, videro in terra un fiore bianco e lucente! Un bellissimo bucaneve proprio dove c'era il loro pupazzo ”

Dal racconto "Un pupazzo di neve generoso"

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