Storie di vita

Pillole di me

Vi racconto un po’ di Elisa

Sono Elisa, una bambina nata nell’estate in cui si concludevano gli anni Settanta, un’estate in cui faceva molto caldo, così racconta sempre mia madre, tanto caldo da farla gonfiare come un pallone e non farla respirare, anche per via di quel pancione enorme che si portava appresso.

Ho guardato molte volte le foto in cui mi madre, con un ampio abito color zaffiro e giochi di disegni bianchi, i capelli lunghi e la stanchezza di una donna a termine della gravidanza mostrava il suo ventre pieno, grande come un pallone, in cui c’ero io.

Forse quella pancia così enorme, nonostante io sia nata normopeso e non grande come un piccolo cucciolo di pachiderma, era così spaziosa perché doveva contenere non solo il mio corpo, ma tutti i sogni che mi portavo appresso.

Sono nata sognatrice, piena di curiosità e di entusiasmo per ogni cosa nuova, per una farfalla che volava sopra al mio naso, per le nuvole nel cielo e le loro meravigliose infinite forme, per i colori, per le storie e per tutto ciò che mi portava gioia.

Ho imparato prestissimo a parlare e molto tardi a camminare. Ebbene sì, sono tendenzialmente pigra. Ma d’altra parte i sognatori non hanno bisogno di muoversi molto, possono fare viaggi lunghissimi distesi sotto le fronde di un albero e gli occhi persi nel vibrare delle foglie.

La voce pertanto mi ha accompagnato fin da subito nel mio viaggio in questo mondo, più dei miei piedi. I miei genitori ancora oggi mi ricordano che perfino il prete del paese, Don Romeo, al mio battesimo, dato che non la smettevo di blaterare suoni incomprensibili (per lui… per me sono certa fossero discorsi chiari ed elevatissimi), mi volle benedire la bocca perché, secondo il suo parere di uomo di esperienza, essendo nata femmina avrei parlato a vanvera lungamente nel corso della mia vita e così preferì per lo meno consacrare ciò che da quella bocca ciarliera ne sarebbe potuto uscire. E fu così che, sarà stato per la benedizione, sarà stato che usare la voce mi piaceva moltissimo, sarà che forse il destino mi aveva voluta così, appena capii come fare, iniziai oltre che a parlare in modo comprensibile anche a cantare!

E fu da quel momento che di cantare non smisi più.

Cantare divenne un modo bellissimo per sentirmi felice. E lo è ancora oggi. È da sempre il mio controincantesimo per combattere i momenti più forti della vita. Ne ho perfino scritto un brano: Canta Bambina (magari fateci un giro di ascolto, se vi va).

Grazie al canto, ma soprattutto nei momenti in cui cantare divenne particolarmente difficile, quasi impossibile ed immensamente doloroso, poiché, a seguito di un forte lutto emotivo, cantare mi procurava attacchi di panico molto violenti, ho percorso una strada nuova per liberare la mia voce: ho appreso che la voce ha un potere enorme e che essa è unica per ogni essere umano, unica come lo sono le nostre impronte digitali e, soprattutto, la voce non mente mai e racconta chi siamo.

Così, nel liberare la mia voce da quelle lunghe dita fatte d’ombra che la strangolavano, ho liberato me stessa.

Ho imparato molte tecniche di respirazione, molti suoni che hanno la capacità di ripulirci in profondità e altri che possono nutrirci e farci vibrare perfettamente in armonia con chi siamo, come uno strumento a corde perfettamente rimesso a nuovo da un bravissimo liutaio.

Oggi mi occupo di aiutare le persone a ritrovare la loro unicità, ad amarla e ad amarsi attraverso la conoscenza acquisita nel mio cammino. Ed è immensamente bello vedere fiorire gli esseri umani che iniziano a volersi bene veramente.

Alle volte scrivo canzoni, come ho detto prima. Ho sempre sentito la musica come una grande mamma e un’amica saggia, che sapeva essere la bussola tramite cui ritrovarmi quando mi perdevo e i pezzetti di me che avevo smarrito li recuperavo uno ad uno dentro alle canzoni. Così oggi, quando scrivo cerco di metterci tutta la sincerità che posso, affinché io ci sia tutta in quei brani e che se qualcuno simile a me dovesse smarrirsi, possa così ritrovarsi e magari non volersi perdere più.

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7 Commenti

  1. Elisa , meraviglioso 🤩.
    Chissà che un giorno aiuterai anche a me a trovarmi l’unicità oppure … scrivermi una canzone 😍
    Grazie 🙏

    1. Grazie a te Tatiana! 🙏♥️
      Possiamo trovare la tua unicità quando vuoi 😉
      Se ti va possiamo prendere un tè online 🍵e farci una chiacchierata ☺️

  2. Grazie Elisa sei autentica vera mi trasmetti serenità umiltà e accettazione e consapevolezza del proprio se grata per questo ❤️❤️❤️

  3. Bellissima canzone Elisa.
    C’è tutto, dal mondo bambino intatto da portare in salvo con noi, al singhiozzo del secondo “canta bambina canta”, alla leggerezza di una danza in RE che stanca il male, alla donna che prende in mano la sua eterna bambina e la propria propria vita in un meraviglioso girotondo di equilibri tra tonalità d’animo e musicali. Una voce importante che sconfigge il rumore, il tempo e le distanze.
    Grazie

  4. Gigi, ti sono grata per aver colto ed espresso così con cura il senso di questo brano per me particolarmente intimo.

    1. Elisa, è stato così stupevole che non ho potuto ascoltarlo e riascoltarlo senza partecipare alla danza. Poi mi sono chiesto come mai, deformazione professionale… tu perdonami per tutto quello che mi sfugge, ma quando uno descrive l’opera di un altro parla sempre di cosa muove in lui.
      Sono felice se qualcosa ho colto, tanto di averti ascoltata.

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