Storie di vita

Le antenne della Tv

A Venezia c’era una vecchina che chiedeva la carità per strada. Scrivo c’era perché è tanto che non torno nella mia città natale.
Si metteva in ginocchio per terra e stava ore a protendere un bicchiere per raccogliere l’elemosina con le sue mani secche e tremanti. Estate e inverno.
Io ho sempre vissuto di musica e i pochi spiccioli che avevo in tasca spesso erano tutto quello che ero riuscito a racimolare per pagare l’affitto della casetta che dividevo con un amico sassofonista. Quello che immancabilmente mi chiedeva se avevo qualcosa da prestargli.
Quel giorno di gennaio avevo deciso di spenderli per prendermi un cappuccino bollente seduto nel raggio di sole che illuminava il tavolino di un bar e godermi il suo piccolo tepore e gli scintillanti riflessi sul canale.
Lei arrivò e si piazzò proprio di fronte a me, sull’altro lato della calle. La gente passava numerosa, ma lei sembrava invisibile ai loro occhi, nessun soldino tintinnava nel bicchiere, era già tanto che non le passassero addosso.
Allora mi alzai e la invitati a sedersi al mio tavolo. Non disse nulla, ma lasciò che le offrissi la mano per alzarsi e prese posto accanto a me.
Le ordinai cappuccino e brioche, come me, e lei si scaldò le mani sulla tazza e bevve piano, e piano mangiò, come un uccellino, in silenzio.
Poi si alzò e, senza dire nulla, tornò al suo posto in mezzo alla strada.
La cameriera uscì a disinfettare tavolo e sedia guardandomi storto.
Era molto carina, ma in quel momento non fui felice di aver fatto colpo su di lei.
Mi sentivo strano, non sapevo se avevo fatto bene, se quello era davvero il modo giusto per dividere quello che si ha senza ostentare.
Allora, mentre me ne andavo, vuotai le mie tasche e versai quello che mi rimaneva nel suo bicchiere.
Mi incamminai nel freddo, ma non resistetti a darle un ultimo sguardo da lontano.
Vidi che si stava alzando. Allora presi la prima calle laterale e mi ci infilai per poterla osservare di nascosto, da dietro l’angolo.
Con mia sorpresa entrò nel negozio di dolciumi a fianco del bar dove mi ero seduto.
Ne uscì con un piccolo sacchettino tra le mani.
Ah, pensai.
Subito dopo andò di fronte, dove ce n’era uno di vestiario.
Ok, pensai.
All’improvviso passò la solita comitiva di turisti che occupò tutta la via e mi nascose la visuale.
Aspettai un po’, ma non la vidi uscire, così mi feci coraggio e tornai sui miei passi per poter sbirciare nel negozio. Niente, era vuoto, lei era sparita.
In quel momento passò un bimbo con la sua mamma. In mano aveva una calza rossa da cui tirava fuori delle caramelle.
Allora alzai gli occhi al cielo, ma a Venezia le calli sono strette per poterlo vedere tutto e all’Epifania le antenne della Tv sembrano tutte scope volanti.

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